“Voglio scrivere la mia esperienza, finché i ricordi sono ancora vivi, per non dimenticare” …
“desidero aiutare le altre mamme”.
Questo ci siamo dette. E questa è la base di tutto. Come farlo? Unendo entrambe le idee e dare vita a un
blog per mamme.
Perché la donna vuole sapere. E’ l’emblema della curiosità, si dice.
Allora nutriamola questa curiosità, ci siamo dette. Condividiamo. Facciamolo qui. Come fossimo davanti ad una cioccolata calda nei mesi invernali, o al bar con uno Spritz tra le mani d’estate.
Accomodiamoci sul divano, mentre nostro marito è intento a guardare l’ennesima imperdibile nuova serie TV su Netflix o la partita di calcio della domenica; e leggiamo. Facciamolo al posto dell’ennesima lavatrice da stendere, o dell’eterna penultima pila di panni da stirare.
Rannicchiamoci sotto le lenzuola, o sediamoci fuori al balcone e condividiamo questa esperienza, questi cinque minuti. Per divagare, per non sentirci sole. Per farci un pianterello ma anche due risate. Poi facciamolo di nuovo domani e dopodomani. Perché ci sarà sempre una donna, una mamma dall’altra parte del telefono. Anzi, in questo caso ce ne saranno due. Il nostro intento è questo. Aiutare le mamme. Sostenerle. Perché non si sentano sole. Perché non tutto ha una spiegazione scientifica e non tutti i percorsi sono uguali, anzi. Non tutto si trova nelle pagine di libri accademici o riviste. Quindi perché generalizzare? Perché tentare di redigere degli standard? In gravidanza, come nel parto e nell’allattamento tutto è diverso, perché ogni donna è a sé. Ogni mamma ha la sua storia. Ciò che accomuna tutte quante è proprio la curiosità dell’essere donna, dell’essere mamma. Allora abbandoniamoci a questo. Alle nostre storie, alle nostre esperienze, ai nostri vissuti. Chiari, veri. Così come sono accaduti. Senza tabù, senza disagi, senza paure. Vi dedicheremo quanto abbiamo tra i ricordi, così da farne tesoro se vi serve, perché niente insegna come l’esperienza. Come vi raccontiamo nel “Diario della gravidanza di Anna” e nel “Diario della gravidanza di Marta“.
Condivideremo i nostri volti, il più delle volte stanchi e a malapena truccati.
Parleremo dei nostri corpi imperfetti, trasformati con il tempo e le gravidanze in corpi diversi.
Corpi probabilmente non più asciutti come un tempo, con le smagliature che tengono compagnia alle vene varicose; ma sicuramente più maturi, più vissuti e soprattutto senza filtri, autentici. Vi racconteremo di noi, lo faremo prendendoci in giro, ridendo delle nostre
innumerevoli imperfezioni, dei nostri disagi, delle nostre pecche come mamme e degli errori commessi non
volendo. Ma l’autoironia sarà sempre accompagnata anche dalla serietà, andranno di pari passo, perché, dove c’è bisogno di umorismo autenticità e spensieratezza, c’è bisogno anche di lasciare spazio alla riflessione, alle verità che a volte vengono taciute, al dolore represso perché non compreso.
Ogni mamma rappresenta un mondo e se vorrete aprirci la porta, noi entreremo in punta di piedi nel vostro.
Noi il nostro mondo, insieme ai nostri ricordi, ai nostri sogni, alle nostre paure, e tutto ciò che per noi è caro, ve lo stiamo offrendo.

Entrambe ringraziamo i nostri figli, perché rappresentano la più grande fonte di ispirazione per questo nuovo lavoro intrapreso tra non poche difficoltà. E’ solo grazie a loro che ci siamo spinte oltre, che abbiamo capito che si può fare e dare di più a tutte le mamme che hanno bisogno di conforto e confronto.
Grazie ai nostri bambini, all’innocenza che li contraddistingue e al modo in cui inconsapevolmente raccontano le loro storie.
Grazie alla naturalezza e a quel pizzico di spensieratezza con cui vivono la vita e
con la quale a volte, riescono ad affrontare alcune situazioni molto meglio di noi.
Grazie a tutto ciò e ancora di più, abbiamo scoperto la bellezza di sorridere e ridere di cuore.
Abbiamo scoperto quanto faccia bene non prendersi troppo sul serio, essere
autoironiche e un po’ meno ipercritiche. Abbiamo scoperto l’importanza di non vergognarci delle imperfezioni, perché ciò che è diverso, che non sia convenzionale o standardizzato non è detto che sia necessariamente meno bello o meno gradevole.